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Normative | Post di Sbertani

ChatGPT “bloccato” dal Garante della Privacy italiano: alcune riflessioni

È diventata oramai una notizia virale. Sto parlando dell’intervento da parte del Garante della Privacy italiano su ChatGPT in Italia. Per chi non lo conoscesse, ChatGPT è un servizio online di OpenAI definito “intelligenza artificiale” e in grado di simulare conversazioni simili a quelle umane.
Scopo del servizio, giunto da poco alla versione 4, è supportare gli utenti nella scrittura di testi, elaborare contenuti e agevolare la raccolta di informazioni già strutturate per essere riutilizzate rapidamente evitando il classico “copia e incolla”.
Il servizio, già controverso per essere stato definito “intelligenza”, è stato incluso in diversi prodotti di importanti aziende informatiche come Microsoft, solo per fare un esempio.

Con la versione 4, ChatGPT ha fatto un enorme balzo in avanti in termini di efficacia, risolvendo gran parte dei problemi, talvolta imbarazzanti, delle versioni precedenti, diventando così un servizio molto richiesto dagli utenti. Il Garante ha però disposto con effetto immediato la limitazione del trattamento dei dati degli utenti italiani, aprendo contestualmente un’istruttoria.

L’intervento sarebbe stato giustificato - anche se non si tratterebbe di un effettivo blocco ma di una richiesta di adeguamento alla quale OpenAI avrebbe risposto sospendendo precauzionamente il servizio - dal fatto che l’azienda americana avrebbe subito una perdita di dati (data breach) riguardanti le conversazioni degli utenti e i dati di pagamento degli abbonati al servizio. Inoltre, in fase di iscrizione al servizio, mancherebbe una verifica dei dati degli utenti e in particolare l’età, permettendo così a tutti - anche ai minorenni - di accedervi. Quindi giusto approfondire in attesa di chiarimenti.

Però una cosa vorrei dirla: qualcuno ancora oggi è convinto che accedendo a questi servizi non si venga tracciati?

Quotidianamente giriamo in macchina o a piedi sotto il controllo sistematico di migliaia di telecamere, siamo monitorati attraverso gli smartphone che riescono a collocarci nello spazio con un’approssimazione di qualche metro, i nostri dati sanitari e bancari vengono trattati attraverso sistemi informatici ai quali accedono migliaia di operatori anche privati e utilizziamo servizi informatici online che tracciano qualsiasi cosa viene scambiata attraverso i nostri dispositivi digitali.

Cosa voglio dire: giusto monitorare le attività illecite delle imprese, non solo a livello di trattamento dei dati personali, ma non si può nemmeno introdurre regole asfissianti che rischiano di paralizzare l’imprenditoria e l’innovazione.

Come? Semplificando, punendo chi sbaglia ma anche responsabilizzando l’utenza. Quanti di noi leggono le condizioni contrattuali, soprattutto quelle legate alla privacy?

Una volta entrati in rete, deve essere chiaro e scontato che accedendo ad un servizio magari gratuito (rapporto comunque contrattuale) lascerò delle tracce del mio passaggio.
Analogamente, una volta che sono alla guida della mia macchina, è scontato che ci saranno delle telecamere che riprenderanno il mio transito.

Quando entro in una farmacia o in un supermercato, devo mettere in previsione che mi riprenderanno con le telecamere di sorveglianza, che registreranno le mie abitudini di acquisto e, nel caso di pagamento con la moneta elettronica, condividerò i miei dati della carta di credito. Firmiamo preventivamente qualcosa? No. Sempre di rapporto contrattuale si tratta.

In altri casi vengono invece imposte mille regole burocratiche fine a se stesse - diciamo la verità - che hanno solo lo scopo di mettere l’ennesimo “cartello” che poi nessuno legge, rendendo il tutto una banalità quasi fastidiosa soprattutto per quegli utenti che andrebbero tutelati.

Stiamo perdendo una grande occasione per sensibilizzarli sull’importanza della loro privacy mettendo sullo stesso piano le ricerche su un motore di ricerca che scelgo spontaneamente di consultare, con una ripresa del mio viso da parte di una telecamera di sicurezza della quale ignoro la presenza. Non credo sia corretto.

Credo invece importante che queste tracce, che lasciamo, non siano utilizzate per scopi illegali, che siano protette e che si abbia il diritto, nel caso di necessità, alla cancellazione o all’oblio. Di questo devono garantire le imprese che li raccolgono. Forse solo di questo dovrebbero occuparsi i Garanti.


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Aggiornato il 15-04-2023

Commento di Sbertani

OpenAI, la società proprietaria di ChatGPT, a fine aprile ha ripristinato l’accesso al servizio per chi si collega dall'Italia. In una nota ufficiale, l'azienda ha confermato di avere chiarito i dubbi sollevati dal Garante italiano per la protezione dei dati personali. Contemporaneamente ha predisposto e pubblicato sul sito un’informativa rivolta a tutti gli utenti per illustrare quali dati personali e con quali modalità sono trattati per l’addestramento degli algoritmi che sono alla base del funzionamento di ChatGPT.

Pubblicato il 12-05-2023

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