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Strategia e Organizzazione

EBITDA: cos’è davvero e perché è fondamentale per chi fa impresa

Ebitda
Post di Sbertani | Pubblicato il 04-05-2026 | 4 min di lettura
Quando si parla di numeri aziendali, soprattutto in ambito amministrativo, capita spesso di imbattersi in sigle che sembrano più complicate di quanto siano davvero. Una di queste è l’EBITDA, un indicatore molto utilizzato anche nelle PMI, ma spesso poco compreso nel suo significato reale.

Questo acronimo, che sta per “Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization”, è conosciuto in italiano come Margine Operativo Lordo ed è uno degli strumenti principali per valutare la redditività operativa di un’azienda.

Nota bene: sebbene in Italia si utilizzi spesso il MOL come equivalente di EBITDA, è bene ricordare che non sempre i due valori coincidono perfettamente. In alcune interpretazioni contabili, il MOL può includere o escludere alcune voci come gli accantonamenti, mentre l’EBITDA segue una logica più standardizzata a livello internazionale. Nella pratica, però, vengono spesso utilizzati come sinonimi. L’importante è essere consapevoli di come è stato calcolato il dato quando lo si analizza.

Tornando a noi, in termini semplici, l'EBITDA misura quanto un’impresa è in grado di generare risultati economici attraverso la sua attività principale prima di considerare elementi come interessi, imposte e logiche contabili legate agli investimenti.

Per capirlo meglio può essere utile una metafora: l’EBITDA ci dice quanto è potente il motore della tua azienda, cioè quanto funziona bene ciò che produci e vendi. Le tasse, i finanziamenti o gli ammortamenti sono invece come il carburante, l’assicurazione o le rate del finanziamento: incidono sul risultato finale e sulla tua capacità di spesa, ma non dicono nulla sulla qualità del motore in sé.

Questo è il motivo per cui l’EBITDA è molto utilizzato nel mondo finanziario. Permette di confrontare aziende diverse tra loro eliminando variabili che dipendono da scelte finanziarie o fiscali. In questo senso diventa un vero linguaggio comune utilizzato da banche, investitori e consulenti per valutare la solidità di un’impresa al netto della sua struttura.

Dal punto di vista pratico, il calcolo è più diretto di quanto si pensi. Si parte dall’utile operativo, cioè ciò che resta dopo aver coperto i costi di gestione, e si aggiungono ammortamenti e svalutazioni.

Questi ultimi sono costi contabili: non rappresentano uscite immediate di denaro, ma servono a distribuire nel tempo il costo di un investimento. Poiché sono già inclusi nei conti, vengono riaggiunti nel calcolo per neutralizzarne l’effetto e ottenere una misura più fedele della capacità operativa dell’azienda.

Tuttavia, l’EBITDA può rivelarsi un indicatore traditore se letto senza il giusto contesto.

Un caso tipico riguarda la scelta tra acquisto e leasing. Se utilizzi macchinari in affitto invece di comprarli, il tuo EBITDA apparirà più basso rispetto a quello di un concorrente che li possiede, perché il canone viene contabilizzato immediatamente come costo operativo. È un po’ come confrontare chi paga un mutuo con chi paga un affitto: alla fine del mese l’impatto sul portafoglio può essere simile, ma la rappresentazione nei numeri cambia.

C’è poi un limite strutturale da non sottovalutare: l’EBITDA non è l’utile e, soprattutto, non è la cassa.

Ignorando ammortamenti e svalutazioni, si rischia di dimenticare che gli investimenti fatti dovranno prima o poi essere rinnovati per mantenere il motore efficiente. Inoltre, un EBITDA positivo non garantisce che ci sia liquidità sul conto corrente, perché non tiene conto dei tempi di incasso dai clienti o dei pagamenti ai fornitori.

In definitiva, possiamo considerare questo valore come la pressione sanguigna di un organismo: è un parametro fondamentale da monitorare con attenzione, ma da solo non basta a definire lo stato di salute generale.

È un eccellente punto di partenza che aiuta a capire se la propria strategia sta portando risultati concreti, a patto di ricordarsi che dopo il motore bisogna sempre controllare anche il serbatoio della liquidità. Perché crescere nei numeri è utile, ma crescere con controllo è ciò che fa davvero la differenza.
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