Life style | Post di Sbertani
Marketing e vendite: non esistono trucchi e scorciatoie per raggiungere il successo
C’è una nuova specie che popola i social: i divulgatori “da algoritmo”. Quelli che parlano di marketing, vendite e intelligenza artificiale come se fossero videogiochi con i trucchi da sbloccare. Un reel al giorno, una frasetta da copiare, un tool miracoloso, una promessa facile: “fai questo e vedrai come esplodono le vendite”. E intanto, sotto, commenti di persone, imprenditori e imprenditrici, che ci credono davvero, perché sono stanchi, perché hanno urgenza, perché non hanno tempo, perché hanno provato e non ha funzionato.
Parlano online di marketing, vendite e IA in modo molto semplificato: impacchettano un concetto, gli mettono sopra un titolo acchiappaclick e lo presentano come una verità pronta all’uso. Il problema non è condividere spunti pratici, anzi: il problema è far passare l’idea che esista una scorciatoia, una chiave unica, una formula valida per tutti per risolvere problemi complessi. Come se fosse sufficiente.
E qui sì, mi arrabbio, perché illudere chi magari è già sotto pressione, con margini risicati, concorrenza aggressiva e un mercato che cambia... è fumo negli occhi.
Non perché “la frase giusta” o la “WebAPP innovativa” non contino: anzi. Ma vengono presentati come la chiave che apre tutto, quando nella realtà sono solo micro-dettagli dentro un sistema molto più grande. E se quel sistema non c’è, puoi anche imparare a memoria il copione migliore del mondo ma non cambierà il destino della tua impresa. Al massimo cambierà il tono di una conversazione oppure l’immagine di uno stampato che erano già destinati a non portare da nessuna parte.
Il marketing “da punto vendita”.
In certi contesti gli script per migliorare l’engagement con i clienti aiutano, soprattutto quando un team è disallineato o quando serve standardizzare un minimo lo stile. Ma fermarsi lì è come discutere del colore del casco mentre stai guidando senza motore. Quando la discussione sul marketing si riduce a “cosa dire al cliente quando entra in negozio”, io vedo un problema serio. È come parlare di architettura e fermarsi al colore delle tende. Sì, è importante anche quello. Ma se la casa è costruita male, le tende non la tengono in piedi.
Il punto vero è perché quella persona dovrebbe comprare proprio da me. Lo sai davvero? Hai definito un’offerta chiara, un posizionamento coerente, una promessa credibile, una differenza percepibile, una USP (Unique Selling Proposition, cioè una Proposta Unica di Valore) concreta? Hai capito che tipo di bisogno ti sta portando quel cliente e quali alternative ha già in testa?
Perché la verità è questa: la customer experience non inizia quando apri bocca. Inizia molto prima. Inizia quando qualcuno ti scopre. Inizia quando ti cerca e trova (o non trova) segnali di affidabilità. Quando confronta prezzi e recensioni, prova a capire se sei “l’azienda giusta” per lui. E se quella parte non funziona, il tuo “script perfetto” diventa teatro e il cliente lo sente.
Il capitolo “Intelligenza artificiale”
Poi c’è il capitolo Intelligenza Artificiale, che ormai viene presentata come la bacchetta magica del marketing del futuro. “Basta un prompt”, “con ChatGPT sostituisci l’agenzia”, “automatizzi tutto”, “in 10 minuti fai ciò che prima richiedeva settimane”. No. Un LLM non è una strategia, è un acceleratore.
È certamente un ottimo strumento, potentissimo, ma funziona bene quando sai già cosa stai facendo. Se non hai obiettivi chiari, target definiti, proposta di valore solida, messaggi coerenti, un sistema di misurazione serio e un piano di azioni coordinate… stai solo premendo pulsanti sperando in un miracolo.
Un LLM può aiutarti tantissimo, certo: a produrre bozze, a variare angoli di comunicazione, a sintetizzare, a generare alternative, a fare analisi preliminari, a supportare il brainstorming, a velocizzare alcune attività operative. Ma se manca la regia, l’IA non ti salva, ma illude anche te.
L’affaire Social nertwork
E poi c’è un’altra promessa tossica, ripetuta fino alla nausea: “Basta essere sui social e vendi”. È una semplificazione che fa danni, soprattutto nel B2B dove le conversioni non sono automatiche.
La fiducia si deve costruire e cicli decisionali sono lunghi. Ci sono più decisori, obiezioni razionali da gestire, budget, tempi, confronti, rischi percepiti. E spesso chi compra non è neanche chi usa.
I social possono essere un canale straordinario, certo, e sono oggi fondamentali (come un buon sito vetrina con un blog integrato) per fare reputazione e migliorare la SEO sui motori di ricerca compresi quelli che già sfruttano l’intelligenza artificiale. Ma non sono una scorciatoia perché funzionano quando li inserisci in un modello che accompagna il potenziale cliente: awareness, interesse, valutazione, contatto, proposta, follow-up, adozione. Chiamalo funnel, chiamalo percorso: cambia poco.
Se pubblichi post sperando che qualcuno prima o poi compri, stai facendo la stessa cosa che si faceva vent’anni fa con il sito vetrina: “mettiamolo online e vediamo”. Spoiler: non funzionava allora e non funziona nemmeno adesso. O almeno, non funziona se non in mercati e contesti veramente particolari.
La superficialità venduta come metodo.
Molti di questi contenuti prendono un pezzetto di verità - uno strumento, una tattica, una feature - e lo vendono come se bastasse. E così nasce l’illusione che “comprando Canva”, cambiando “una frase”, copiando “uno script” oppure schiacciando un bottone di una nuova funzione di un LLM si possano cambiare le sorti di un’impresa.
Ma il marketing è un lavoro di analisi, strategia e coerenza. Non è una checklist di tool. Non è “oggi faccio un post, domani apro una campagna, dopodomani cambio headline”. Funziona quando le azioni sono coordinate e guidate da una logica.
Kotler lo diceva decenni fa, e non lo diceva perché gli mancava TikTok, perché è così che funziona il mercato. Strategie, segmentazione, posizionamento, marketing mix: non sono parole “vecchie”, sono concetti strutturali.
Una leva, da sola, non sposta una montagna se non hai una struttura dietro che regge, e se prima non bastava leggere un manuale per diventare una multinazionale, oggi non basta guardare un video online o premere un bottone per “vincere sul mercato”. Serve un impianto, serve un piano, servono scelte. Ma soprattutto serve la lucidità di capire che i "trucchi" e le scorciatoie non sono una strategia: al massimo sono dettagli utili, quando arrivano al momento giusto, dentro un sistema che ha senso. E allora basta dirlo: questo è un piccolo aspetto, ma se mi contatti ti spiego tutto il resto.
Nessuna scorciatoia, vince il valore
Un ultimo pensiero a chi ripete “con l’IA le agenzie chiudono”, rispondo secco: no. Al massimo, prima o poi, sparisce chi non ha mai portato valore ed eroga servizi e prodotti “standard” senza calarsi caso per caso nelle realtà dei propri clienti. Un LLM non sostituisce competenza, metodo e responsabilità: li amplifica ma solo se ci sono.
La qualità non è una scorciatoia e non nasce da un reel. È soprattutto esperienza ma anche strategia, test, misurazione, correzioni, errori pagati e imparati. Risultati ripetibili, non colpi di fortuna.
E allora la domanda è questa: "chi mai regalerebbe online la propria competenza migliore, quella che davvero sposta margini, posizionamento e crescita?" Nessuno!
Sul web ci danno l’antipasto, spesso semplificato e spettacolarizzato, perché è fatto per catturare la nostra attenzione. Il resto, quello che funziona davvero, è il lavoro sul campo. E non è gratuito.
Parlano online di marketing, vendite e IA in modo molto semplificato: impacchettano un concetto, gli mettono sopra un titolo acchiappaclick e lo presentano come una verità pronta all’uso. Il problema non è condividere spunti pratici, anzi: il problema è far passare l’idea che esista una scorciatoia, una chiave unica, una formula valida per tutti per risolvere problemi complessi. Come se fosse sufficiente.
E qui sì, mi arrabbio, perché illudere chi magari è già sotto pressione, con margini risicati, concorrenza aggressiva e un mercato che cambia... è fumo negli occhi.
Non perché “la frase giusta” o la “WebAPP innovativa” non contino: anzi. Ma vengono presentati come la chiave che apre tutto, quando nella realtà sono solo micro-dettagli dentro un sistema molto più grande. E se quel sistema non c’è, puoi anche imparare a memoria il copione migliore del mondo ma non cambierà il destino della tua impresa. Al massimo cambierà il tono di una conversazione oppure l’immagine di uno stampato che erano già destinati a non portare da nessuna parte.
Il marketing “da punto vendita”.
In certi contesti gli script per migliorare l’engagement con i clienti aiutano, soprattutto quando un team è disallineato o quando serve standardizzare un minimo lo stile. Ma fermarsi lì è come discutere del colore del casco mentre stai guidando senza motore. Quando la discussione sul marketing si riduce a “cosa dire al cliente quando entra in negozio”, io vedo un problema serio. È come parlare di architettura e fermarsi al colore delle tende. Sì, è importante anche quello. Ma se la casa è costruita male, le tende non la tengono in piedi.
Il punto vero è perché quella persona dovrebbe comprare proprio da me. Lo sai davvero? Hai definito un’offerta chiara, un posizionamento coerente, una promessa credibile, una differenza percepibile, una USP (Unique Selling Proposition, cioè una Proposta Unica di Valore) concreta? Hai capito che tipo di bisogno ti sta portando quel cliente e quali alternative ha già in testa?
Perché la verità è questa: la customer experience non inizia quando apri bocca. Inizia molto prima. Inizia quando qualcuno ti scopre. Inizia quando ti cerca e trova (o non trova) segnali di affidabilità. Quando confronta prezzi e recensioni, prova a capire se sei “l’azienda giusta” per lui. E se quella parte non funziona, il tuo “script perfetto” diventa teatro e il cliente lo sente.
Il capitolo “Intelligenza artificiale”
Poi c’è il capitolo Intelligenza Artificiale, che ormai viene presentata come la bacchetta magica del marketing del futuro. “Basta un prompt”, “con ChatGPT sostituisci l’agenzia”, “automatizzi tutto”, “in 10 minuti fai ciò che prima richiedeva settimane”. No. Un LLM non è una strategia, è un acceleratore.
È certamente un ottimo strumento, potentissimo, ma funziona bene quando sai già cosa stai facendo. Se non hai obiettivi chiari, target definiti, proposta di valore solida, messaggi coerenti, un sistema di misurazione serio e un piano di azioni coordinate… stai solo premendo pulsanti sperando in un miracolo.
Un LLM può aiutarti tantissimo, certo: a produrre bozze, a variare angoli di comunicazione, a sintetizzare, a generare alternative, a fare analisi preliminari, a supportare il brainstorming, a velocizzare alcune attività operative. Ma se manca la regia, l’IA non ti salva, ma illude anche te.
L’affaire Social nertwork
E poi c’è un’altra promessa tossica, ripetuta fino alla nausea: “Basta essere sui social e vendi”. È una semplificazione che fa danni, soprattutto nel B2B dove le conversioni non sono automatiche.
La fiducia si deve costruire e cicli decisionali sono lunghi. Ci sono più decisori, obiezioni razionali da gestire, budget, tempi, confronti, rischi percepiti. E spesso chi compra non è neanche chi usa.
I social possono essere un canale straordinario, certo, e sono oggi fondamentali (come un buon sito vetrina con un blog integrato) per fare reputazione e migliorare la SEO sui motori di ricerca compresi quelli che già sfruttano l’intelligenza artificiale. Ma non sono una scorciatoia perché funzionano quando li inserisci in un modello che accompagna il potenziale cliente: awareness, interesse, valutazione, contatto, proposta, follow-up, adozione. Chiamalo funnel, chiamalo percorso: cambia poco.
Se pubblichi post sperando che qualcuno prima o poi compri, stai facendo la stessa cosa che si faceva vent’anni fa con il sito vetrina: “mettiamolo online e vediamo”. Spoiler: non funzionava allora e non funziona nemmeno adesso. O almeno, non funziona se non in mercati e contesti veramente particolari.
La superficialità venduta come metodo.
Molti di questi contenuti prendono un pezzetto di verità - uno strumento, una tattica, una feature - e lo vendono come se bastasse. E così nasce l’illusione che “comprando Canva”, cambiando “una frase”, copiando “uno script” oppure schiacciando un bottone di una nuova funzione di un LLM si possano cambiare le sorti di un’impresa.
Ma il marketing è un lavoro di analisi, strategia e coerenza. Non è una checklist di tool. Non è “oggi faccio un post, domani apro una campagna, dopodomani cambio headline”. Funziona quando le azioni sono coordinate e guidate da una logica.
Kotler lo diceva decenni fa, e non lo diceva perché gli mancava TikTok, perché è così che funziona il mercato. Strategie, segmentazione, posizionamento, marketing mix: non sono parole “vecchie”, sono concetti strutturali.
Una leva, da sola, non sposta una montagna se non hai una struttura dietro che regge, e se prima non bastava leggere un manuale per diventare una multinazionale, oggi non basta guardare un video online o premere un bottone per “vincere sul mercato”. Serve un impianto, serve un piano, servono scelte. Ma soprattutto serve la lucidità di capire che i "trucchi" e le scorciatoie non sono una strategia: al massimo sono dettagli utili, quando arrivano al momento giusto, dentro un sistema che ha senso. E allora basta dirlo: questo è un piccolo aspetto, ma se mi contatti ti spiego tutto il resto.
Nessuna scorciatoia, vince il valore
Un ultimo pensiero a chi ripete “con l’IA le agenzie chiudono”, rispondo secco: no. Al massimo, prima o poi, sparisce chi non ha mai portato valore ed eroga servizi e prodotti “standard” senza calarsi caso per caso nelle realtà dei propri clienti. Un LLM non sostituisce competenza, metodo e responsabilità: li amplifica ma solo se ci sono.
La qualità non è una scorciatoia e non nasce da un reel. È soprattutto esperienza ma anche strategia, test, misurazione, correzioni, errori pagati e imparati. Risultati ripetibili, non colpi di fortuna.
E allora la domanda è questa: "chi mai regalerebbe online la propria competenza migliore, quella che davvero sposta margini, posizionamento e crescita?" Nessuno!
Sul web ci danno l’antipasto, spesso semplificato e spettacolarizzato, perché è fatto per catturare la nostra attenzione. Il resto, quello che funziona davvero, è il lavoro sul campo. E non è gratuito.
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Aggiornato il 16-12-2025