Disney e OpenAI

Strategia e Organizzazione | Post di Sbertani

L’equilibrio nella gestione degli asset del brand tra protezione e divulgazione

In questi giorni si sta parlando di una possibile partnership tra Disney e OpenAI che potrebbe includere un accordo triennale, un investimento importante, per l’uso regolato di alcune proprietà intellettuali Disney in cambio di strumenti per la generazione video. Al di là dei dettagli (che andrebbero sempre verificati e ancora non certi), la notizia diventa comunque una buona scusa per ragionare su un tema che molte aziende vivono ogni giorno: l’equilibrio, spesso poco chiaro, tra protezione e divulgazione dei propri asset di brand.

Quando un’impresa possiede asset riconoscibili (marchi, format, stile, contenuti, immaginario), la domanda non è solo come proteggerli, ma anche “quanto li facciamo circolare senza perdere controllo e valore”. È qui che una riflessione diventa utile: non per essere pro o contro l’IA, in questo caso, ma per capire come si possa far “girare” nel mercato un asset creando engagement senza renderlo saccheggiabile.

Disney presidia da sempre il tema del copyright, quindi la notizia di una partnership con OpenAI sarebbe molto più di un sì all’intelligenza artificiale. Se l’accordo triennale e l’investimento (con possibile opzione su equity) fossero confermati nei termini circolati, io la leggerei così: non si prova a fermare l’onda del generativo, la si incanala dentro un perimetro autorizzato con regole chiare e valore economico riconosciuto.

Proviamo ad analizzare un possibile scenario.

Disney, a seguito di questo accordo, potrebbe legittimare l’uso del proprio "immaginario creativo" in un contesto specifico, autorizzato e governabile attraverso un messaggio implicito e semplice: “puoi creare, ma dentro regole e confini ben precisi”. Non è solo tecnologia, è posizionamento. L’IP (acronimo di Intellectual Property, cioè proprietà intellettuale) non resta soltanto da difendere ma diventa anche un asset da far circolare in modo misurato, così da trasformare un fenomeno inevitabile (la generazione incontrollata di contenuti generativi tramite IA) in una leva di engagement “accettabile”.

Se questa logica prendesse piede, la differenza competitiva tra piattaforme potrebbe quindi spostarsi dalla qualità del modello, al tema dei permessi, delle licenze e quindi delle opportunità creative: compro il servizio dove posso generare contenuti senza finire in una zona grigia.

Ed è qui che entra in gioco il tema della visibilità. Quando un grande brand rende disponibile un percorso “autorizzato”, tutto ciò che sta fuori inizia a pesare come rischio legale e reputazionale. Le piattaforme, per proteggersi, inizierebbero ad irrigidire policy e ranking. In pratica, smetterebbero di spingere (o addirittura permettere) contenuti riferibili a soggetti ritenuti "a rischio", riducendo la reach, la monetizzazione o la distribuzione algoritmica. Ogni contenuto dubbio diventerebbe un potenziale problema da gestire.

Si arriverebbe alla creazione di un ecosistema a due velocità: da una parte ambienti “white list” dove creare con asset autorizzati e quindi più "facilmente" distribuibili; dall’altra una zona grigia, magari più virtuosa in termini di modelli generativi, ma più fragile in termini di competitività.

Per i brand la partita si sposterebbe infine sul piano industriale: non solo autorizzare, ma anche dare una forma alla circolazione dell’asset. Perché il rischio più grande, per un brand, potrebbe non essere solo la violazione, ma l’over visibility: l’asset “gira” talmente tanto da perdere rarità, sorpresa, riconoscibilità distintiva.

La necessità di introdurre una regia

È il paradosso della divulgazione: se tutti possono generare infinite variazioni, in poco tempo l’immaginario rischia di diventare rumore di fondo. Non è più “wow, l’ho visto”, ma “l’ho già visto mille volte”. In questo scenario, l’azienda dovrebbe affiancare alla licenza una regia: cosa si lascia, cosa si valorizza, cosa si blocca, quali standard qualitativi e in quali contesti d’uso. Perché aprire senza curare, significa ottenere volume ma non necessariamente valore. E parlo in termini di utilizzo da parte dei creators digitali.

Ed è qui che arrivo alla chiave del ragionamento che, secondo me, potrebbe valere per moltissime imprese che hanno asset da proteggere, ma anche da promuovere e divulgare sul web.

Il punto non è scegliere tra protezione rigida e libertà totale. È progettare un utilizzo pubblico guidato: concedere porzioni selezionate dell’asset (formati, contesti, limiti), rendere semplice l’uso autorizzato (così il pubblico non “scappa” nella zona grigia), e creare incentivi alla creazione “buona”. In pratica: far girare gli asset per creare engagement dentro un perimetro che trasformi attenzione in valore e non in un rischio.

Quindi, cosa fare?

Al di là dei dettagli di questo specifico accordo tra Disney e OpenAI — che potrebbe anche ridursi a un “banale” scambio di valore tra licenze e tecnologia — il punto per le imprese è trovare quell’equilibrio che protegge il brand senza “blindarlo”, ma che allo stesso tempo strizza l’occhio all’empatia con il proprio pubblico.

Perché oggi l’engagement non nasce solo da ciò che un’azienda pubblica, ma anche da ciò che permette alle persone di creare, reinterpretare e condividere. Come degli ambasciatori del brand.

La vera soluzione risiede proprio nel progettare questa apertura: abbastanza ampia da far vivere l’asset tra i fan, abbastanza guidata da non trasformare la divulgazione in perdita di controllo. In fondo, è lì che un brand smette di essere solo un marchio e diventa una relazione.

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Aggiornato il 13-12-2025

Commento di Sbertani

Dopo pochi minuti dalla pubblicazione, ho ricevuto un messaggio di una persona che mi chiede degli esempi di settori più interessati a questi temi. Mi vengono sicuramente in mente casi in ambito sportivo (loghi e merchandising), musicale, nel settore del software (freeware, shareware e commerciale), imprese che producono contenuti online oltretutto se generati da modelli LLM e diversi contenuti pubblicati sui social.

Pubblicato il 13-12-2025

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