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Strategia e Organizzazione | Post di Sbertani

Cosa vuol dire fare marketing e perché non lo facciamo correttamente

Fare marketing, dicono gli esperti, vuol dire occuparsi delle dinamiche che intervengono prima, durante e dopo uno scambio di prodotti o servizi tra persone. Lavorando nel marketing, sappiamo che il nostro compito è azionare quelle leve capaci di stimolare gli scambi, generare valore per i clienti, creare profitti per la nostra impresa e via dicendo.

Per definire quali leve utilizzare, e quando, è fondamentale studiare analiticamente le informazioni di marketing che riceviamo quotidianamente dall'esterno: infatti, per creare e impostare le nostre strategie, è fondamentale riconoscere e intercettare i bisogni dell’utenza - bisogni espliciti ma spesso ancora latenti - e le varie opportunità e minacce che possono condizionare l'ambiente dove operiamo. Pertanto, se da una parte lavoriamo sulla base di un "vissuto" oramai cristallizzato che ci permette di sopravvivere in mercati stabili più o meno a lungo, dall'altra diventa fondamentale fare emergere bisogni nuovi attraverso stimoli specifici.

Da operatori del marketing abbiamo difatti come obiettivo principale quello soddisfare i bisogni del nostro pubblico. Questo può avvenire attraverso un continuo scambio informativo perché, è facile comprenderlo, senza interazione è difficile capire e capirsi. Non a caso, tra le componenti fondamentali di un qualsiasi piano di marketing, ritroviamo la parola "comunicazione": "il processo consistente nello scambio di messaggi, attraverso un canale e secondo un codice, tra individui o sistemi".

Sotto questo punto di vista, oggi molte imprese non comunicano. Non chiedono, non interagiscono, non approfondiscono, non trovano strade opportunistiche e alternative per arrivare al proprio cliente, non creano empatia con il proprio pubblico, non cercano l'interlocutore autorevole e competente. Si limitano ad imporre strategie, domandandosi solo dopo perché un prodotto o un servizio non ha raggiunto i risultati attesi.

Ma soprattutto non interagiscono con tutti gli attori della filiera. Questo un aspetto ancor più grave quando si parla di B2B dove il settore e il target sono facilmente identificabili e circoscritti.

Sto parlando di Public Relations (PR): "quell''insieme di attività di comunicazione volte a costruire e consolidare relazioni di lungo periodo con i pubblici di riferimento dell'impresa e i propri stakeholder, con il fine ultimo di influire positivamente sull'immagine e sulla reputazione dell'impresa stessa".

Dando per assodato che un piano di marketing serio dovrebbe tenere conto di cinque specifici passi:
- Marketing analitico: le ricerche di mercato per raccogliere le informazioni
- Marketing strategico: il percorso da seguire per raggiungere gli obiettivi
- Finanziamento: definizione e spesa del budget e le previsioni di vendita
- Marketing operativo: l'esecuzione delle azioni sul campo
- Monitoraggio: le misurazione delle performance (KPI)
dovremmo seriamente tenere conto anche della voce: "PR: i soggetti con i quali è importante dialogare".

Per fare questo è importante attivare corrette relazioni con tutti gli operatori di filiera, studiare strategie comunicative sfruttando i media di riferimento notoriamente apprezzati dal nostro pubblico, presenziare ad iniziative dei clienti che permettono di entrare in empatia con loro, utilizzare linguaggi e conformismi riconosciuti dal pubblico di riferimento.

Sembra banale, ma se fare marketing vuol dire "comunicare", questo è quello che dobbiamo assolutamente fare: interagire con strategia.

Non a caso, le grandi imprese strutturate, preparate e lungimiranti, coinvolgono influencer particolarmente convincenti per presentare i prodotti. Partecipano a congressi ed eventi attraverso una partecipazione "attiva" e collaborativa. Stringono relazioni con operatori capaci di stimolare usi, costumi e bisogni.
Se lo fanno loro, perché non farlo anche noi?


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Aggiornato il 05-12-2022

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